“Non c’è organizzazione se non c’è disciplina”. Con questa frase, pronunciata all’assemblea del 25 giugno, il nuovo Ceo della Roma, Guido Fienga, ha svelato un preciso principio ispiratore del suo mandato. “Non possiamo più tollerare che la Roma, una società seria, venga utilizzata dentro e fuori Trigoria per fare ciò che si vuole. Ci stiamo attrezzando”.

La gestione Petrachi-Fonseca, nell’area sportiva, ha dichiaratamente fondato il proprio manifesto elettorale sullo spirito. Chi è disposto a vivere la Roma come un punto d’arrivo, come un vanto, può avere diritto di cittadinanza a Trigoria, altrimenti arrivederci e grazie. Da quest’anno si cercherà il più possibile di non commentare gli arbitraggi sfavorevoli e di non affrontare il tema delle assenze e degli infortuni come un elemento giustifi cativo di eventuali rovesci. Ai giocatori non è stato consegnato un nuovo codice etico, perché già c’era, ma l’intenzione di Petrachi e del suo vice De Sanctis è di applicarlo con maggiore puntualità. I comportamenti alla Nainggolan, che la Roma ha venduto proprio per non doverne gestire l’allenamento invisibile, comporteranno sanzioni molto dure. I dirigenti sono convinti che alcuni incidenti, specie quelli di natura muscolare, siano determinati da uno stile di vita non idoneo.

Fonte: Corriere dello Sport