«Quello che più ci piace è tifare la Roma, avere la “missione”, se così si può dire, di far sentire ogni romanista come se stesse allo stadio Olimpico, a ogni partita o anche solamente per una volta. È triste che tutto questo adesso si sia fermato, ma onestamente ci sono cose più importanti da fare».

La Roma, per chi vive a migliaia di chilometri da casa, è motivo di gioia e pretesto per socializzare anche con dei perfetti sconosciuti. È questo l’obiettivo dichiarato del Roma Club New York, fondato nel 2008 da Giovanni Peluso, l’attuale presidente, e oggi club romanista che conta più iscritti in tutti gli Stati Uniti. In questo momento di emergenza, i colori giallorossi sono un motivo di fratellanza per i romanisti di tutto il mondo, come ci racconta il vicepresidente del club, Claudio Tamborra.

Come è la situazione a New York in questi tristi momenti di Covid-19?

“Ora c’è il lockdown, cioè rimangono aperte solamente le attività essenziali mentre le altre sono tutte chiuse fino al 7 aprile. Siamo un po’ indietro rispetto all’Italia, ma abbiamo fiducia nello #stayathome, sperando che andrà tutto bene e che la gente possa tornare a fare una vita normale. Calcio compreso”.

Come fate a restare in contatto tra romanisti newyorkesi in questi giorni?

“Comunichiamo attraverso i social network, ovviamente non è la stessa cosa ma le tecnologie possono azzerare le distanze. Da quando è iniziata la quarantena in Italia suggeriamo un libro o un film al giorno, ci facciamo forza tra romanisti. Ci fa molto piacere ricevere testimonianze d’affetto che ci arrivano anche dall’Italia”.

Quanto vi mancano la Roma e il calcio giocato?

“Siamo malati di calcio, ma giustamente non possiamo andare a vedere nemmeno la terza categoria. In generale ho sempre pensato al Roma Club New York come a una famiglia, un gruppo di veri amici. Il Grey Bar è per noi un punto di ritrovo, dove di solito andiamo a vedere le partite e dove ospitiamo persone che vengono dall’Italia, in particolare da Roma, che passano da New York in vacanza e sono felici di vedere la partita insieme a noi”.

È per caso venuto nella vostra sede anche il presidente James Pallotta?

“Un paio di volte, all’inizio della sua presidenza, è venuto da noi a vedere la partita”.

Che cosa ne pensa della possibile cessione della società?

“Credo che il rapporto tra il presidente Pallotta e la Roma sia ormai logoro, meglio chiuderla qui. Non si tratta di essere pro o contro, ma soltanto una questione di buon senso”.

Conosce per caso Dan Friedkin? Secondo lei, se davvero diventerà presidente, la Roma potrà crescere con lui al comando?

“È un uomo ricco, questo è certificato da Forbes, e almeno questa è una minima speranza. Speriamo che in futuro vada meglio, gli ultimi sono stati anni duri per tutti i romanisti. Spesso mi chiedo se con Friedkin andrà meglio, cosa potrà cambiare, che interesse può avere un imprenditore come lui ad acquistare la Roma“.

E la risposta che lei si è dato quale è?

“Sempre la stessa: noi dobbiamo pensare a tifare la Roma sempre, comunque e dovunque. La speranza è che Friedkin sia un presidente che possa capire di più i propri tifosi. E che la Roma è una cosa seria”.

Fonte: Corriere della Sera