Gli uffici comunali hanno finito. Rifatti i conti, ricontrollati gli espropri e i loro costi, la valorizzazione dei terreni e le opere pubbliche, siamo alle battute finali e a giorni si va dal sindaco di Roma, Virginia Raggi, con la bozza finale dei documenti: variante, convenzione e relazioni. Da Radio Campidoglio trapelano due notizie: la prima, il 7 maggio scorso gli uffici capitolini hanno richiesto ai proponenti, cioè Eurnova, l’effettiva identificazione dell’interlocutore. Insomma, il Comune vuole sapere chi ci sarà dall’altro lato del tavolo il giorno delle firme. La risposta è arrivata a stretto giro: Vitek.

Il 6 maggio scorso Martin Nemeček, CEO della CPI Property Group, la società di Radovan Vitek, aveva rilasciato un’intervista al periodico ceco Ei5.cz. In quell’occasione, Nemeček sembrava aver tirato il freno sulle trattative: “La transazione è ora completamente rinviata. Non ha superato i confini delle discussioni sulle condizioni, non ci siamo mai impegnati in nulla lì. Alle condizioni finanziarie di cui abbiamo parlato, non è possibile concludere un accordo”, aveva detto. In realtà, da subito sia lato Eurnova che lato Vitek avevano ridimensionato la portata delle affermazioni di Nemeček parlando di discorsi generali e di fraintendimenti. Atti ufficiali, ovviamente, non ci sono, ma fonti attendibili continuavano a parlare di trattative rallentate ma ancora in corso.

Ora, la risposta fornita al Campidoglio è chiara: a firmare ci sarà Vitek. Seconda notizia: i lavori di scrittura e controllo della bozza finale della Variante e della Convenzione sono conclusi e ora si sta completando la stesura delle relazioni, prima di andare dal Sindaco. Se non intervengono nuovi eventi a rallentare, per questa settimana è prevista una riunione tecnica che dovrebbe essere quella finale e, a stretto giro, forse anche la prossima settimana, la riunione con la Prima Cittadina.

La conclusione di questa lunghissima trattativa con i privati e ancor più lunga gestazione degli atti – che gli uffici tecnici vogliono essere a prova dei possibili ricorsi che i soliti noti hanno annunciato con cadenze da ciclo lunare – è il preludio per il voto in Consiglio comunale. Inutile prevedere date: è un esercizio sterile. Di certo c’è che raggiunti gli accordi finali sui numeri nei mesi scorsi (poco prima della pandemia e della quarantena), redatti tutti i documenti da votare, sarà difficile per la parte politica traccheggiare ed evitare il voto. E chissà che l’approvazione in Aula Giulio Cesare dello Stadio – quasi allo scadere del quinquennio Raggi e dopo i due anni e mezzo di Marino – non possa essere un elemento che possa contribuire a riavviare anche la trattativa per la cessione del pacchetto azionario della Roma, a oggi pista piuttosto fredda.

Fonte: Il Tempo