Il difensore centrale della Roma Roger Ibañez, ha parlato al Corriere dello Sport, della Roma e tanto altro. Queste le sue parole:

Il Brasile la voleva già all’Olimpiade. Mourinho ha preferito evitare
“In realtà Mourinho sapeva quanto io ci tenessi: mi ha solo detto occhio, se non vieni in ritiro poi devi recuperare il terreno perduto. Io sarei andato, perché un’occasione del genere non capita spesso. Poi abbiamo vinto la medaglia d’oro. … Ma la Roma ha deciso che era meglio di no e allora bene così”.

Per la nazionale maggiore il tempo non manca
“Ho tre passaporti. Io sono nato in Brasile, mi sento brasiliano e vorrei giocare nel Brasile. Ma vediamo. Ascolto chi mi chiamerà, il calcio è cambiato: tante squadre naturalizzano i giocatori”.

Nel gennaio 2020 ecco la Roma
“All’epoca anche il Bologna mi voleva. Mihajlovic mi telefonò, il mio agente aveva raggiunto l’accordo. Ma io chiesi di prendere tempo, di aspettare. E spuntò la Roma. Per me era meglio andare in un grande club, ance con il rischio di andare in panchina. Se avessi scelto il Bologna, sarebbe stato più difficile andare alla Roma dopo. invece fare il percorso a giugno, con tutto il rispetto, non sarebbe stato un problema”.

Invece adesso Ibañez è un quasi titolare. E contro la Juventus diventa addirittura indispensabile visto l’infortunio di Smalling?
“Mi dispiace per Chris, che è un grande difensore. Da lui ho imparato molto. Non posso nemmeno dire che sia una fortuna per me, perché sono sempre stato pronto a giocare. In estate nessun giornale mi inseriva nella formazione titolare, invece mi sono ritagliato il mio spazio. Non ho mai pensato di considerare le proposte di altri club”.

Petrachi la rimproverò di allenarsi in maniera troppo blanda?
“È vero ma è il mio modo. Quando mi alleno non entro duro, sapendo che posso far male a un mio compagno. In partita è diverso, credo di essere abbastanza aggressivo”.

Con Mourinho ha imparato a buttare la palla in tribuna, se serve
“Mourinho mi ha insegnato tante cose. Il primo giorno mi chiamò insieme al suo collaboratore Joao (Sacramento) spiegandomi cosa gli piaceva e cosa non andava bene. Mi colpì perché già conosceva tutti i giocatori della Roma. Ma non credo di aver modificato il mio stile. Semplicemente, preferisco sentirmi più sicuro. Se posso gioco la palla, altrimenti non rischio”.

Come nel derby d’andata dello scorso anno, quando un suo errore spianò la strada alla Lazio
“Capita di sbagliare. Ma non mi sono lasciato condizionare da quell’errore. Quest’anno ad esempio proprio nel derby ho segnato il mio primo gol in Serie A. Ho sempre cercato di lavorare per migliorarmi”.

Le capita anche di giocare terzino?
“Sì, mi adatto anche se non è semplice. Non l’avevo mai fatto prima questo ruolo”.

La Roma non ha ancora raggiunto la stabilità difensiva che serve per puntare in alto?
“Ci alleniamo tanto su questo. E’ un problema di squadra, sia quando difendi che quando attacchi. Non di singoli reparti”.

In compenso sui calci piazzati siete spesso pericolosi?
“In allenamento ci impegniamo anche su questo particolare. Del resto per un difensore l’occasione per segnare capita quasi solo sulle palle inattive: sono momenti da sfruttare, possono essere decisivi”.

I tifosi l’hanno criticata tanto dopo quel derby perso?
“Non mi sembra. Anzi, ho ricevuto tanti incitamenti. I tifosi della Roma sono i più caldi che abbia mai conosciuto. Una volta al supermercato non riuscivo a uscire tra una foto ed un autografo. Che entusiasmo!”

Che Juventus-Roma vedremo?
“Una partita speciale. Ci stiamo già pensando da giorni. Loro sono grandi, ma noi siamo in crescita”.

Giocare per l’Italia di Mancini?
“Ho il vostro passaporto, c’è anche il mio amico Toloi in Nazionale. Italia, chiamami”.

Fonte: Corriere dello Sport