Una notte meravigliosa, lei ha vinto tanto ma ci si abitua a emozioni come queste?
Mi scuso con lo studio, ma sono stanco e voglio andare a casa. È una vittoria della famiglia, non solo di quella che era in campo e in panchina ma di quella allo stadio. Questo è il nostro merito più grande: l’empatia, questo senso di famiglia. Abbiamo fatto una gara straordinaria, altri possono interpretarla diversamente, ma quando il tuo portiere fa due parate in 180′ contro una squadra di Premier significa che abbiamo fatto qualcosa di buono. Non voglio dire tanto, ragazzi straordinari. Lunedì abbiamo una partita, ne abbiamo 3 in campionato, poi c’è la finale. Abbiamo fatto una traiettoria fantastica per arrivarci, lo abbiamo pagato con i punti in serie A. Ma andiamo in finale e vogliamo vincere.

Intensa battaglia…
Certo, noi rischiamo nel modo di pressare ma non abbiamo la capacità per farlo per 90′ soprattutto contro una squadra che gira palla e giocatori. Poi abbiamo cambiato 5-3-1-1, la linea dei 5 a controllare molto bene, uno sforzo incredibile dei centrocampisti. Senza Mkhitaryan era difficile avere palla, tanto lavoro da Zaniolo e Abraham…Posso definire solo questa storia della finale con la parola famiglia.

Tutti promossi, ma vorrei dedicare un pensiero ad Abraham e al suo spirito di sacrificio. È il simbolo della disponibilità dei suoi giocatori?
Tammy lo sa, mi rifiuto di parlare bene di lui. Può fare meglio e lo sa. Ha un grande giocatore con potenzialità per essere ancora migliore. Faccio fatica ad accettare quelli che possono fare meglio.

Mi riferivo alla sua disponibilità…
La deve avere in partita. Non solo con la Lazio o in Europa, voglio di più da Tammy. Ma sono d’accordo: lui e tutti gli altri, anche quelli in panchina, la sofferenza, l’appoggio, l’empatia, la famiglia…Se mi dai la possibilità voglio dire grande Real e grande Carletto, vinciamo la finale